mercoledì, 07 marzo 2007
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Profondo rosso. Non l’avevo mai visto perché avevo troppo paura d’aver paura, ma in un certo senso ieri non avevo niente da perdere, quindi mi sono lanciata.
Bellissimo film tutto d’immaginazione; la soluzione dell’enigma infatti viene trovata nell’appartamento in cui la prima vittima è stata uccisa, perciò nell’appartamento in cui noi e il nostro maldestro Virgilio David Hemmings eravamo pochi secondi dopo che l’assassinio si era verificato, mentre l’assassino era ancora presente e noi (cioè Hemmings) l’avevamo perfino visto ma non avevamo realizzato l’immagine.
In certo senso si potrebbe tagliare tutto quello che c’è in mezzo e attaccare l’inizio alla fine senza soluzione di continuità.
Il resto sono vaneggiamenti o, volendo esprimerci in altro modo, balle, in cui vive chi non sa vedere.
Argento ce lo dice chiaro e tondo: anche prescindendo dall’aver scelto proprio Hemmings (Blow up, che ve lo dico a fare) come protagonista, il film infatti ha un’impostazione enormemente teatrale ovvero finta (*): le scene effettivamente girate sul palco, le gag fessacchiotte con la Nicolodi che infatti si dimostra un personaggio del tutto inutile ai fini della trama, la fissità allucinata dei personaggi, certe scenografie scarne e stilizzate con gli attori messi lì ben di tre quarti, nonché la scelta di alcuni attori precipuamente (uh) teatrali, Gabriele Lavia in primis (questo in verità è abbastanza tipico di Argento).
Il tutto interrotto da intermittenze inconscie che rigurgitano come inquietudini da cui non ci si riesce a liberare, e ancor di più, da oggetti che compaiono nel buio.
Forse se Profondo rosso ha un difetto è proprio questo essere un pelo troppo a tesi.
* Mi viene in mente la scena di La donna che visse due volte in cui il marito di Kim Novak dice a James Steward dei problemi mentali della moglie chiedendogli di sorvegliarla, e nel parlare sale su un gradino proprio come fosse un attore sul palco. E infatti sappiamo che quelle che il marito della Novak sta dicendo sono tutte delle gran balle.
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